Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/188

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164 LA GERUSALEMME

XIV.


     Replica il Re: sebben l’ira e la spada
Dovresti riserbare a miglior uso;
Che tu sfidi però, se ciò t’aggrada,
108Alcun guerrier nemico, io non ricuso.
Così gli disse; ed ei punto non bada.
Và, dice ad un araldo, or colà giuso,
Ed al Duce de’ Franchi, udendo l’oste,
112Fà queste mie non picciole proposte.

XV.


     Ch’un cavalier, che d’appiattarsi in questo
Forte cinto di muri a sdegno prende,
Brama di far con l’armi or manifesto
116Quanto la sua possanza oltre si stende:
E ch’a duello di venirne è presto,
Nel pian ch’è fra le mura e l’alte tende,
Per prova di valore: e che disfida
120Qual più de’ Franchi in sua virtù si fida.

XVI.


     E che non solo è di pugnare accinto
E con uno, e con due del campo ostíle;
Ma dopo il terzo, il quarto accetta, e ’l quinto,
124Sia di volgare stirpe, o di gentile:
Dia, se vuol, la franchigia, e serva il vinto
Al vincitor, come di guerra è stile.
Così gl’impone: ed ei vestissi allotta
128La purpurea dell’arme aurata cotta.