Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/220

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
196 LA GERUSALEMME

CX.


     Così costei che dell’amor la sete,
Onde l’infermo core è sempre ardente,
Spegner nelle accoglienze oneste e liete
876Credeva, e riposar la stanca mente;
Or che contra le vien chi gliel diviete,
E ’l suon del ferro e le minacce sente;
Sè stessa e ’l suo desir primo abbandona,
880E ’l veloce destrier timida sprona.

CXI.


     Fugge Erminia infelice, e ’l suo destriero
Con prontissimo piede il suol calpesta.
Fugge ancor l’altra donna, e lor quel fero
884Con molti armati di seguir non resta.
Ecco che dalle tende il buon scudiero
Con la tarda novella arriva in questa:
E l’altrui fuga ancor dubbio accompagna:
888E gli sparge il timor per la campagna.

CXII.


     Ma il più saggio fratello, il quale anch’esso
La non vera Clorinda avea veduto,
Non la volle seguir, ch’era men presso;
892Ma nell’insidie sue s’è ritenuto:
E mandò con l’avviso al campo un messo,
Che non armento, od animal lanuto,
Nè preda altra simíl; ma ch’è seguita
896Dal suo german Clorinda impaurita.