Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/255

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CANTO SETTIMO. 229

LXXXIX.


     Ma il feroce Pagan, che seco vuole
Più stretta zuffa, a lui s’avventa e serra.
L’altro, ch’al peso di sì vasta mole
708Teme d’andar col suo destriero a terra,
Quì cede, ed indi assale; e par che vole,
Intorniando con girevol guerra;
E i lievi imperj il rapido cavallo
712Segue del freno, e non pone orma in fallo.

XC.


     Qual Capitan ch’oppugni eccelsa torre
Infra paludi posta o in alto monte,
Mille aditi ritenta, e tutte scorre
716L’arti e le vie; cotal s’aggira il Conte.
E poi che non può scaglia all’arme torre
Ch’armano il petto, e la superba fronte;
Fere i men forti arnesi, ed alla spada
720Cerca, tra ferro e ferro, aprir la strada.

XCI.


     Ed in due parti o in tre forate, e fatte
L’arme nemiche ha già tepide e rosse:
Ed egli ancor le sue conserva intatte,
724Nè di cimier, nè d’un sol fregio scosse.
Argante indarno arrabbia, a voto batte,
E spande senza pro l’ire e le posse.
Non si stanca però; ma raddoppiando
728Va tagli e punte, e si rinforza errando.