Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/44

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30 LA GERUSALEMME

LXXXVI.


     Veggio (dicea) della letizia nova
Veraci segni in questa turba infida.
Il danno universal solo a lei giova:
684Sol nel pianto comun par ch’ella rida.
E forse insidie e tradimenti or cova,
Rivolgendo fra sè come m’uccida:
O come al mio nemico, e suo consorte
688Popolo, occultamente apra le porte.

LXXXVII.


     Ma nol farà; prevenirò questi empj
Disegni loro, e sfogherommi appieno.
Gli ucciderò, faronne acerbi scempj:
692Svenerò i figlj alle lor madri in seno:
Arderò loro alberghi, e insieme i tempj.
Questi i debiti roghi ai morti fieno,
E su quel lor sepolcro, in mezzo ai voti,
696Vittime pria farò de’ Sacerdoti.

LXXXVIII.


     Così l’iniquo fra suo cor ragiona;
Pur non segue pensier sì mal concetto.
Ma s’a quegli innocenti egli perdona,
700È di viltà, non di pietade effetto.
Chè s’un timor a incrudelir lo sprona,
Il ritien più potente altro sospetto:
Troncar le vie d’accordo, e de’ nemici
704Troppo teme irritar l’arme vittrici.