Pagina:Gerusalemme liberata II.djvu/122

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104 LA GERUSALEMME

XXVI.


     Torni Rinaldo, e da quì innanzi affrene
Più moderato l’impeto dell’ire:
E risponda con l’opre all’alta spene
204Di lui concetta, ed al comun desire.
Ma il richiamarlo, o Guelfo, a te conviene:
Frettoloso egli fia, credo, al venire.
Tu scegli il messo, e tu l’indrizza dove
208Pensi che ’l fero giovine si trove.

XXVII.


     Tacque; e disse sorgendo il guerrier Dano:
Esser io chieggio il messaggier che vada;
Nè ricuso cammin dubbio o lontano,
212Per far il don dell’onorata spada.
Questi è di cor fortissimo e di mano,
Onde al buon Guelfo assai l’offerta aggrada.
Vuol ch’ei sia l’un de’ messi, e che sia l’altro
216Ubaldo, uom cauto, ed avveduto, e scaltro.

XXVIII.


     Veduti Ubaldo, in giovinezza, e cerchi
Varj costumi avea, varj paesi,
Peregrinando dai più freddi cerchj
220Del nostro mondo agli Etiópi accesi:
E com’uom che virtute e senno merchi,
Le favelle, le usanze, e i riti appresi.
Poscia, in matura età, da Guelfo accolto
224Fu tra’ compagni, e caro a lui fu molto.