Pagina:Gerusalemme liberata II.djvu/92

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76 LA GERUSALEMME

XXVI.


     Cotal si vanta al Capitano; e, tolta
Da lui licenza, il cavalier s’invia:
E rimira la selva, e poscia ascolta
204Quel che da lei nuovo rimbombo uscia:
Nè però il piede audace indietro volta,
Ma sicuro e sprezzante è come pria.
E già calcato avrebbe il suol difeso;208Ma gli s’oppone (o pargli) un foco acceso.

XXVII.


     Cresce il gran foco, e in forma d’alte mura
Stende le fiamme torbide e fumanti:
E ne cinge quel bosco, e l’assicura
212Ch’altri gli alberi suoi non tronchi o schianti.
Le maggiori sue fiamme hanno figura
Di castelli superbi e torreggianti:
E di tormenti bellici ha munite
216Le rocche sue questa novella Dìte.

XXVIII.


     Oh quanti appajon mostri armati in guarda
Degli alti merli, e in che terribil faccia!
De’ quai con occhj biechi altri il riguarda,
220E dibattendo l’arme altri il minaccia.
Fugge egli alfine: e ben la fuga è tarda,
Qual di leon che si ritiri in caccia.
Ma pure è fuga: e pur gli scuote il petto
224Timor, sin a quel punto ignoto affetto.