Pagina:Ghislanzoni - Abrakadabra, Milano, Brigola, 1884.djvu/132

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 130 —


simo Gran Proposto, che quelle poche linee produssero una viva sensazione in tutta la sala... Tutti si compiacevano della vostra buona fortuna... Tutti dicevano che un partito migliore non poteva presentarsi a quella cara, a quella buona, a quella adorabile figliuola...

— Basta così! basta, Torresani! — proruppe il Berretta balzando dalla sedia liquida — ciò che voi narrate è troppo inverosimile...! Io non posso credere che voi, che un uomo qualunque dotato di sana ragione possa congratularsi meco di un tale avvenimento con sincerità di cuore.

Il Torresani portò le mani al petto e stravolse gli occhi, come uomo che chiegga perdono di un fallo involontario. Nel fondo dell’anima egli tripudiava di aver prodotta nel suo superiore quella impetuosa irritazione.

— Torresani... mio vecchio collega! — riprese il Gran Proposto con accento più moderato — mettete una mano sul vostro cuore di padre... e poi rispondetemi ciò che esso vi detta. Dareste voi in moglie la figlia vostra, l’unica vostra figlia, ad uomo come... lui?...

— In verità.., giudicando dietro i calcoli dell’interesse... un primate dell’intelligenza... un uomo che può guadagnarsi dieci o quindici milioni di lussi colla sua invenzione...

— Torresani...

— Sentiamo... dunque...

— Parliamoci da buoni colleghi...

— Da fratelli... se vi piace...

— Come si poteva parlare... ai nostri buoni tempi... ai tempi dell’Unione latina...

Il Gran Proposto parlava con voce commossa, con accento supplichevole:

— Conoscete voi tutta intera la biografia di questo uomo... che osa chiedere in moglie la mia Fidelia...?