Pagina:Ghislanzoni - Abrakadabra, Milano, Brigola, 1884.djvu/291

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la vita delle epoche a noi precedenti. E sarà pel loro meglio; poiché almeno i venturi non erediteranno i nostri errori, le nostre follie, e forse...

Ma una scossa di terremoto che fece traballare il gran monte, impose un termine alle parole dell’astronomo.

Degli enormi crepacci si apersero come voragini sotto i piedi degli uditori. Alcune vette crollarono.

Dio! quante grida di dolore e di imprecazione! E quanti vuoti in quella folla poco dianzi sì compatta! I superstiti non osavano più muoversi, e l’uno all’altro si addossavano per sorreggersi.

L’Albani, uscito incolume da quella scossa, nella slitta del Cardano scivolava dal monte, abbracciato a Glicinia tramortita di spavento.

Fratello Consolatore predicava da un masso: «Cristiani! maceratevi le membra! cingetevi i lombi di cilizii! invocate l’Altissimo! Egli solo è grande... egli è buono».

— Tante grazie della bontà sua! — bestemmiavano i naturalisti.

Antonio Casanova, nella sua gondola aerea vertiginosamente sbattuta dal vento, esilarava, ebbro di sciampagna, i membri infrolliti della Commissione di inchiesta, esponendo la sincera diagnosi della sua vita. «Dal canto mio ho sempre pigliato il mondo come vuol essere preso da ogni persona che abbia senno: ho sempre mangiato e bevuto lautamente; ho goduto quanto si può godere, ho gabbato il prossimo quanto il prossìmo avrebbe voluto gabbarmi; ho vissuto da gran signore rasentando la galera; e i miei concittadini mandandomi alla camera elettiva, hanno dichiarato che ero degno di rappresentarli. Viva dunque il pianeta Osiride! Era ben tempo di farla finita con questa generazione di imbecilli!»