Pagina:Ghislanzoni - Racconti politici, Milano, Sonzogno, 1876.djvu/276

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— Viva Garibaldi!

— Papà! papà! non ho più vino per fare il brindisi, grida un fanciullo di circa dieci anni, stendendo il bicchiere al signor Regola, che questa volta non ha risposto al viva di Teobaldo.

— Vieni qui, bel fanciullo; il vino te lo darò io, dice Teobaldo. — Chi non beve alla salute di Garibaldi non può essere buon italiano.

— Se il papà mi permette...

— Poichè il signore è tanto buono da... E trattandosi anche di onorare un illustre personaggio, che ha fatto adesione al nostro re amatissimo, io non ho difficoltà per questa volta...

— Viva Garibaldi! grida il fanciullo dopo aver vuotato un bicchiere di vino eccellente...

E tosto le guancie del fanciullo si fanno di porpora, e gli occhi vibrano lampi di luce.

— Resta ancora un brindisi a farsi, mio bel figliuolo, riprende Teobaldo... Non bisogna dimenticare nessuno degli uomini insigni, che cooperarono alla redenzione dell'Italia... Sarebbe ingratitudine, sarebbe viltà!... Pur troppo vi hanno taluni, che disconoscono i servigi resi alla patria da quell'indomabile cospiratore, che parlò quando tutti tacevano, che gettò un guanto di sfida a tutti i tiranni di Europa, che creò colla potenza della sua parola tanti eroi e tanti martiri... Sai tu, figliuolo mio, di chi intendo parlare?...

Il fanciullo fissa in volto a Teobaldo due occhi stralunati... Egli vorrebbe indovinare il pensiero del suo interlocutore, onde procacciarsi la di lui benevolenza e ottenere qualche ghiotto boccone, in ricambio della sua perspicacia...

Dopo breve silenzio, il fanciullo batte le palme, monta sovra una sedia, e attirando l'attenzione dell'adunanza, strilla a tutta voce: Oh! lo so ben io... Ora mi rammento...

— Qua il bicchiere, figliuolo mio! e beviamo un altro sorsetto alla salute del grande uomo. Dunque... viva chi?

— Viva Gyulai! grida il figlio del signor Regola alzando il bicchiere.