Pagina:Ghislanzoni - Racconti politici, Milano, Sonzogno, 1876.djvu/284

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Infatto Teobaldo Brentoni, svegliato dal suono della tromba, era balzato dal letto, e veduta tanta gente nel cortile, era disceso colla speranza di poter sfoggiare qualche arringa rivoluzionaria.

Alla vista delle cartelle e dei tacchini, la fronte dell'apostolo divenne crespa...

— Ecco di qual modo si educa il popolo, mormorò Teobaldo... Coi giuochi d'azzardo!... colle lotterie!... E dire, che non si è ancora pensato dal governo a togliere di mezzo questa immoralità legalizzata che si chiama il giuoco del lotto!... Povera Italia!

Malo Amen, non potendo immaginare quale profonda indignazione fremesse nell'anima del giovane repubblicano, lo salutò del più amabile sorriso, offrendogli due delle cartelle rimaste vacanti.

— Eh! non hai capito ch'io non so che farne delle tue cartelle! disse il Brentoni volgendo le spalle. — Abbiamo ben altro per la mente, noi uomini d'azione, che questi inutili spassi inventati dalla malvacea fantasia di chi vuole l'Italia eternamente schiava ed oppressa!

— Ma che s'ha dunque a fare qui in campagna per passare il tempo? chiede una giovanetta, la quale divenne rossa come brage in udire le parole del Brentoni. — Le giornate sono tanto lunghe.... e il divertimento della tombola sì breve...

Malo Amen colle sue cartelle nella mano è rimasto immobile come don Bartolo.

— E siete voi, bella giovanetta dalle guancie di rosa, siete voi che mi chiedete come dobbiate impiegare utilmente i vostri giorni! Aprite i sacri volumi della istoria greca e romana, e vedrete di qual modo utilizzassero il tempo quelle fiere indomabili eroine dei tempi vetusti, allorquando la patria era in pericolo!... Parlate colle figlie dei Focioni e degli Epaminonda! Interrogate le spose dei Gracchi e dei Scipioni. Le nipoti dei Leonida, dei Milziadi, dei Cocliti, dei Bruti, dei Ligarii!...

— Tutti questi signori villeggiano forse nelle vicinanze? chiede ingenuamente la padrona dell'albergo.

— Eh! non v'è pericolo! Sono gente di cu