Pagina:Ghislanzoni - Racconti politici, Milano, Sonzogno, 1876.djvu/287

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in Milano la Società della morte eleggendosi egli stesso a presidente. In breve tempo, a forza di predicare, gridare, inveire contro il ministro Cavour; a forza di redarguire la politica piemontese e le iniquità del governo, a forza di compiangere il povero popolo, promettendo agli operai un beato avvenire d'ozio, di vagabondaggio e di ricchezza, Teobaldo era riuscito a guadagnarsi la simpatia di tutti i malcontenti. La spedizione di Sicilia venne in mal punto a creargli nuovi imbarazzi. La gioventù animosa, i veri uomini di azione di nuovo correvano alle armi... Garibaldi era già partito e sbarcato a Marsala coi Mille... Medici lo avea raggiunto a Milazzo.... La parte più eletta della Società della morte aveva disertato dal club per correre sul teatro della guerra. Il presidente nell'enfasi delle sue arringhe più volte avea dichiarato vili e traditori della patria tutti coloro, che essendo in grado di maneggiare un fucile, non correvano ad ingrossare le file dell'esercito rivoluzionario. Ma anche sta volta l'orrore delle armi da fuoco e da taglio esercitò sull'anima di Teobaldo un influsso fatale. Il presidente della Società della morte un bel giorno disparve da Milano, e mentre buona parte de' suoi conoscenti ed amici spendevano generosi la vita per redimere dalla tirannia borbonica le più belle provincie d'Italia, egli rifugiossi a Tartavalle per far la cura delle acque ferruginose. — Queste istorie eran note a Milano — molti le ripetevano sommessamente — i più arditi si erano anche permessi di fare dinanzi a lui delle allusioni poco favorevoli... Fatto è che Teobaldo, sebbene avesse riconquistato dopo la guerra il suo posto di presidente, sebbene fosse riuscito a giustificare la sua condotta mostrando le migliori disposizioni di prender parte a tutte le guerre avvenire, ogni qualvolta gli accadeva di trovarsi in mezzo ai veri soldati dell'indipendenza e della libertà, smarriva il coraggio, si turbava, perdeva la parola, e stava nell'attitudine di un reo convinto.

Tal rimase appunto il nostro apostolo rivoluzionario quando si accorse che buona parte dei giuocatori di tombola avevano contribuito assai meglio di lui alla indipendenza ed alla libertà d'Italia.