Pagina:Ghislanzoni - Racconti politici, Milano, Sonzogno, 1876.djvu/321

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sione di affetto? Non tardai a comprenderlo. La mia visita gli procurava la buona ventura di poter vuotare un paio di bottiglie di vino eccellente. Infatti il rubicondo cappellano, prevenendo la cortesia dell'ospite amico, propose un brindisi in onor mio, e avviossi alla cantina per procacciarsi le munizioni.

— Sempre lo stesso! — esclamò il curato sorridendo; non ti par di vederlo, quand'era in seminario?

— Oh sì certo!... se non che a quell'epoca il grosso testone era sempre curvato, mentre ora sta ritto in grazia dell'addome solidissimo!

Levai gli occhi nel volto del curato; la mia facezia non lo aveva commosso; il sorriso era già dileguato. Povero amico! Io non poteva staccare lo sguardo da quella pallida e nobile fisionomia. Nelle rughe precoci, nei lividi solchi, nella mestizia del labbro, lessi le lotte crudeli, gli angosciosi sacrifizi di un'anima che per farsi santa aveva dovuto logorare la carne, uccidere la materia. Il giardino era vivificato dai tepori primaverili; le piante rigogliose, le aiuole olezzanti di fiori; gli angeli, gli insetti agitavansi inquieti fra le pompe della nuova vegetazione. Il creato che ogni anno ringiovanisce sembra ripetere all'uomo: oh! la tua giovinezza non trascorra senza amore, perocchè dall'infimo insetto al leone, dal granello di silice sino all'astro più luminoso del firmamento, le creature tutte animate ed inanimate si alimentano di amore.

Io non sapevo di qual modo riaprire la conversazione. Il buon curato si accorse del mio imbarazzo e più ancora della pietà ch'io sentiva nel vederlo sì gramo di salute.

— Son ben malato! — diss'egli — e spero... che quest'anno al cader delle foglie andrò a raggiungere mia madre e mio zio... nel campo santo!

— Poi, dopo breve pausa: — non puoi credere quanta consolazione mi rechi il vederti; nulla ho dimenticato dei nostri colloqui fanciulleschi; in quell'epoca io mi era un ragazzaccio senza testa, io dubitava della religione, disperava della grazia. Credilo, amico (e queste parole scemino il danno che per avventura io ho potuto recare alla tua fede) col soccorso della Provvidenza, l'uomo può vincere ogni istinto perverso.