Pagina:Ghislanzoni - Racconti politici, Milano, Sonzogno, 1876.djvu/323

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sino a M...

Il cappellano balzò in piedi, vuotò d'un sorso un altro bicchiere, mi disse addio, e corse fuori in sulla piazzetta.

Io, per impulso di curiosità, gli tenni dietro, e stetti a poca distanza dalla carrozza.

La signora contessa, sdraiata sui cuscini come una sultana, lasciava penzolare la mano nella mano di un elegante giovinotto che in quel punto le si era avvicinato. — Ignoro qual fosse il nuovo personaggio, nè compresi il senso del sommesso cicalio; ma nel mentre il cappellano giungeva tutto ansante presso la carrozza, il giovane aperse lo sportello, balzò sui cuscini e sdraiossi beatamente a lato della contessa.

— Voi giungete un po' tardi, don Calimero, — disse la signora al cappellano; — ad ogni modo vogliam essere indulgenti! se non temete compromettere la vostra dignità sacerdotale, montate in serpa con Giuseppe.

— Oh troppo onore, signora contessa!

Il cappellano montò sul seggio indicatogli, e i cavalli partirono di galoppo.

Frattanto il buon curato aveva compiuti i suoi uffizii. Lo pregai mi accompagnasse fino alla estremità del paese: durante la breve passeggiata egli depose in me con ingenuità fanciullesca i segreti dell'anima ardente.

— Tu sei un santo! — esclamai nell'entusiasmo dell'affetto e del dolore.

— Santo! non ancora; ma spero di esserlo fra breve; a ragione quel luogo (e additava il non lontano cimitero) a ragione quel luogo è chiamato il campo-santo: là dentro si estinguono del tutto le umane passioni — fuor di là nessuno è santo.

Mi strinse la mano e allontanossi. Volgendo gli occhi lo vidi prender la via del cimitero, e dileguarsi fra le croci.

Mentre io saldavo il conto coll'albergatrice, sentii dietro le spalle ruggire il cappellano: — Al diavolo la etichetta e la aristocrazia! Vedete, amabile Caterina, se io rendo giustizia ai vostri meriti! per amore di voi e del vostro buon vino son balzato da una nobile carrozza a rischio di rompermi l'osso del collo: presto, un boccaletto del migliore!