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| 118 | del rinnovamento civile d'italia |
insufficiente anche nei secoli religiosi e fervidi; quanto piú oggi che la fede è spenta nei cuori e i fortunati del secolo mettono in deriso i terrori e i guiderdoni dell’altra vita. Oltre che, mal si provvede alle necessitá della plebe con iscapito del suo decoro, come accade per lo piú quando la beneficenza ha forma di aiuto individuale e non di comune e pubblica retribuzione. La limosina fu e sará sempre un supplemento necessario ai mancamenti della caritá civile, ma ella non proscioglie i governi dagli obblighi della medesima. L’ignoranza che impediva alle etá rozze di esercitarla non iscusa la nostra; onde sono tanto piú da lodare quei savi che ricordano a chi regge il suo debito, e i modi migliori di adempierlo gli suggeriscono. Ché se taluno di loro per eccesso di zelo trasmoda e propone spedienti non acconci o anche pericolosi, perché inveire contro di esso in vece di correggerlo paternamente? perché accusarne le intenzioni? perché buttargli addosso un torrente d’ingiurie, che a niuno tanto si disdicono quanto al padre supremo dei cristiani? «La sapienza del pontefice — scriveva un grande e pio italiano — non dee sdegnarsi con quelli che sono in qualche errore ma piuttosto benignamente illustrarli»[1]. Sfortunatamente Roma non ricorda sempre questa massima evangelica ne’ suoi brevi e nelle sue bolle. Ma ciò che muove ancor piú a dolore si è che mentre voi vi mostrate singolarmente sollecito degli agiati per assicurare «il godimento dei beni che Iddio diede loro»[2], il vostro governo accresce la miseria degl’indigenti mantenendo il giuoco del lotto, e v’ha chi osa difenderlo pubblicamente in Roma, tassando chi lo biasima di licenzioso[3]. L’immoralitá intrinseca e i danni di questo giuoco non han piú oggi mestieri di essere dimostrati: ben è da stupire che i suoi difensori non si avveggano di professare il peggior genere di comunismo. Imperocché laddove i comunisti ordinari vogliono spogliar gli opulenti del loro superfluo a benefizio dei poveri, essi tolgono ai poveri il necessario a