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Pagina:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 2, 1911 - BEIC 1832860.djvu/84

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80 del rinnovamento civile d'italia


alcune sètte sono oggi piú potenti che sotto papa Gregorio, nuovo anch’egli alle cose del secolo ma versato nelle teologiche, cattivo principe ma pontefice dotto e prudente, che seppe resistere a chi volea servirsi di Roma per violare la libertá cattolica e proscrivere gli scritti che non piacciono ai faziosi[1]. La fermezza del Capellari non passò nel successore; il quale ha una di quelle nature buone, candide, amorevoli, ma deboli e irresolute, che, non sapendo deliberare da se medesime, sono ludibrio dei raggiri altrui e preda dei falsi consigli. Benché forte e inflessibile nell’osservanza del dovere, egli varia nella sua estimazione; perché dipendendo questa dai giudizi pratici, egli è nel formarli facilmente ingannato dagli astuti che s’impadroniscono dell’animo suo, come si narra di Claudio Cesare[2]. «Aggiungi che non avendo ferma la salute e patendo di nervosa passione, reliquia del suo male antico, piú soffre quanto piú ha l’animo mosso ed inquieto; ragione pur questa di oscitanza e di mobilitá»[3]. Laonde per tali parti, non meno che per la rettitudine dell’animo e la santitá della vita, egli somiglia a Celestino quinto; ma piú di esso infelice, perché, continuando a regnare in vece di fare «il gran rifiuto», egli spense i suoi princípi gloriosi coll’esito piú miserando. Caso degno di eterne lacrime, presso che unico nella storia, ma imputabile a quei soli che con arte infernale convertirono in lutto tanta gioia e tante speranze.

Si dirá che anch’io mi contraddico, parlando in tal forma di un pontefice del quale a principio celebrai il valore. Ma io posso fare una girata dello sbaglio a’ miei onorandi compatrioti, perché essendo allora lontano e non conoscendo altrimenti il nuovo papa, io fui semplice ripetitore in Parigi di quanto si diceva, si scriveva, si acclamava in Roma e per tutta Italia. Chi non si ricorda le lodi straordinarie che con voce unanime



  1. Egli è noto con che costanza Gregorio decimosesto si oppose alla fazione gesuitica chiedente e sollecitante la proibizione del Trattato della coscienza del Rosmini e de’ miei Prolegomeni.
  2. «... nihil arduum videbatur in animo principis, cui non iudicium, non odium erat, nisi indita et iussa» (Tac., Ann., xii, 3).
  3. Farini, Lo Stato romano, t. ii, p. 68.