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| 70 | Parte seconda. |
Ma in primo luogo dalla giusta interpretazione di tali versi risulta che il poeta non intese parlare della racchetta, ma di “una taschetta a maglie, in cui, per giuoco le fanciulle gittavano molte palle leggiere, e poi, fattele uscire in mucchio, ad una ad una le andavano con la mano ripigliando senza punto smovere le altre„[1]. Inoltre non si conosce come il giuoco della palla trigonale veniva eseguito: si sa solamente che le persone le quali vi prendevano parte erano tre: erano disposte ai tre vertici di un triangolo, e si faceva spesso nelle terme [2]. Perciò, quantunque sembri che la racchetta fosse davvero nota agli antichi e se ne servissero gli adulti per dare e rimettere la palla[3], non si può dire con certezza che la palla a corda derivi dalla trigonale.
È certo invece che il giuoco della palla a corda si faceva nel 500 in Italia e fuori e se ne hanno moltissime prove[4].
Non è nemmeno sicuro che il Lawn Tennis, giuoco inglese corrispondente alla palla a corda, sia d’origine italiana. V'è tuttavia una grande somiglianza fra questi giuochi.
La palla a corda anticamente (an. 1356) si giocava con la palma della mano e si chiamava per questo: Lusus pilae cum palma (donde il suo nome francese di jeu de paume)[5].
Nel 500 questo giuoco era fatto in luoghi assai costosi,
- ↑ V. Lanfranchi. Lexicon Poeticum. Torino, Paravia, 1890. Alla voce: reticulum.
- ↑ F. Lübker, Lessico antichità classica. Roma, Forzani, 1891. A. v: trigon.
- ↑ J. Facciolati, E. Forcellini, Lexicon totus lat. Patavii 1869. A. v: reticulum.
- ↑ Fra tutte emerge quella fornitaci dall’op. cit. dello Scaino il quale tratta diffusamente questo giuoco.
- ↑ E. Littré, Dict. de la langue française. Paris 1878. A. v: paume.