Pagina:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu/463

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Le Stinche 451


vin che aceto, che spesso li rincorrevano anche per mezz’ora e finivan per agguantarli, facendo poi i conti col bastone.

Fra i furfanti più rinomati, v’era un certo Bartelloni macellaro, detto per soprannome Picchiero, che dava da fare alla polizia più che tutti i ladri messi insieme. Per dato e fatto suo, spesso si metteva sottosopra Firenze. Costui era un uomo temuto per la sua audacia e per le aggressioni che commetteva impunemente di pieno giorno e nelle strade anche più frequentate. Quando egli si sapeva cercato, si nascondeva nei dintorni di Firenze, e spesso anche in città, destando il terrore in tutti, perchè si sapeva uomo sanguinario e risoluto. Una volta da alcuni birri più astuti fu scovato e fecero per arrestarlo esortandolo col solito affabile mezzo del bastone, a non far resistenza. Ma la prima bastonata del birro andò a vuoto, perchè Picchiero gli era scappato di sotto e correva come un barbero. E via i birri dietro. Ma il malandrino aveva buone gambe e seguitava a correre voltandosi ogni poco con la testa indietro come fanno i fantini per vedere a che distanza si manteneva dai suoi inseguitori. Vistosi però quasi raggiunto da uno di loro che pareva una lepre, secco, segaligno, tutt’ossa e nervi, con cert’occhi che parevan quelli del gatto la notte, Picchiero entrò in una casa che forse conosceva, e via su per le scale a tre scalini per volta. E il birro dietro che saltava quanto lui, e lo raggiunse quando infilò in un abbaino e entrò sul tetto, dove il fuggiasco credeva di rifugiarsi al sicuro, non credendo mai d’esser rincorso con tanto zelo, fin lassù.

Fra ladro e birro seguì una lotta accanita. Dapprima, si abbracciarono come due fratelli; e poi vennero giù nella strada con grande spavento della gente accorsa, che rimase inorridita dal tonfo di quei due corpi sul lastrico della via. Picchiero non si mosse, tutto intronato com’era dalla botta di quella caduta; il birro credendo d’essersi tribbiate le gambe, si alzò con grandi smorfie rimanendo a sedere in terra, non avendo coraggio di rizzarsi. Fu però subito sollevato dai compagni e tutto malconcio la Misericordia lo portò allo Spedale