Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/102

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ragionamento iv. 91

scere. Ma voi, padron mio, salvate la vita al vostro Gnatone, e vincete questo invitto suo amore, altramente io vi giuro per li sacrificj della vostra cucina, e per la divinità della vostra cantina, che un giorno davanti alla porta di Dafni, quando avrò ben pieno il corpo, mi fregherò tanto con coltello di punta, che m’uscirà il fiato; ed allora non mi chiamerete più, come siete uso, il vostro Gnatonino. Così detto con gli occhi tutti imbambolati, egli si gittava di nuovo a baciargli i piedi: ma ’l donzello nobile, e d’alto core, che delle forze d’Amore non era del tutto rozzo, non sofferendo più oltre: Sta’ su, disse, il mio Gnatone, e consolati, che io ti prometto di farlomi dare a mio padre, e condurlo alla città, dove a me per ragazzo, ed a te per paggio, voglio che serva. Poscia per alquanto beffarlo, soggiunse: Ma non ti vergogni tu d’essere innamorato d’un figliuol di Lamone, e di voler in braccio un cotal guardacapre? e fece con le labbra e col naso un certo niffolino, come mostrando d’aver a schifo quel lezzo caprino e quel fortore così sapiente de’ becchi. Ma Gnatone, che per la pratica di molti conviti d’uomini lascivi, era assai bene introdotto nei ragionamenti d’amore, non fuor di proposito e di sè, di Dafni così rispose: Nessun innamorato, padron mio, cerca queste cose, ma s’invaghisce del bello in qualunque corpo trovi bellezza; e per questo altri hanno amato una pianta, altri un fiume, altri una fera: e tuttavolta chi non dovrebbe aver pietà dell’amante, sendo per viva forza costretto a riverir la cosa amata? Se ’l corpo ch’io amo, è servo e villano, la bellezza che m’innamora, è libera e gentile. Mirate a quella sua chioma, se non par d’un giacinto; a quegli occhi con tanta grazia commessi in quelle sue ciglia, se non paiono due gioie legate in oro: quel volto colorito, quella bocca vermiglia, quei denti d’avorio, e chi sarebbe quegli, che non spasimasse di così bianchi baci? Se sono innamorato d’un pastore, in ciò son io somigliante agli Dei. Anchise era bifolco, e Venere lo si godè. Branco era capraro, ed Apollo se ne invaghí. Ganimede fu pastore, e Giove lo rapì. Perchè avemo dunque a