Pagina:Gli amori pastorali di Dafni e Cloe.djvu/75

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64 dafni e cloe

fanciulla, avvezza in cittade, il cui nome era Licenia, giovine vistosa, scaltrita, ed avvenente assai più che a contadinanza non si richiedeva. Avea costei più volte adocchiato il garzonetto, perciocchè e la mattina cacciando a pascere, e la sera tornando, sempre davanti all’uscio le passava; e piacendole il pelo, s’invaghì di lui sì fattamente, che si dispose, potendo, goder del suo amore; e per adescarlo gli avea più volte parlato, quando soletto s’era abbattuta a vederlo, e donatogli quando una sampogna, quando un favo di mele, e quando una pelle di cervo; ma di scoprirgli il suo desiderio ancora non s’arrischiava, come quella, che s’avvedeva ch’egli era innamorato della Cloe, e lo vedea con esso lei molto alle strette. Questo loro amore credeva ella per prima per gli andamenti, per gli cenni, e per lo ridere, che vedea lor fare; ma questo giorno, che ignudi lotteggiarono, vedendoli, ne ebbe piena certezza; perciocchè facendo sembiante con Cromi di voler visitare una sua vicina di parto, tenne lor dietro; ed appiattandosi appo una macchia di pruni per non esser veduta, udí tutto che dicevano, vide tutto che facevano infino al pianto e rammarichio di Dafni; e secondo che le dettò la compassione di loro, e ’l suo desiderio, prese la doppia occasione di procurar parte la lor salute, e parte d’adempir la sua voglia; ed a dover ciò fare usò questa astuzia: ella finse il giorno di poi di visitare quella sua vicina altresì, e palesemente venendosene alla quercia, dove l’amorosa coppia si sedeva, ansando, e come tutta affannata: Soccorrimi, Dafni, cominciò di lontano a gridare, che l’aquila m’ha rapita un’oca, di venti che io n’avevo, la più bella, la più grossa, e la migliore; e per il soverchio peso non la potendo condurre in su quel cucuzzolo del monte, come suol far dell’altre prede, s’è gittata con essa a’ piè di questa selvetta. Scampamela, Dafni, te ne prego per le Ninfe, e per questo Pane, se così ti campino questa greggia dal lupo. Deh! sì, Dafni, vien meco fin nella selva, ch’io non m’affido d’entrarvi sola. Io te ne prego non tanto per lo scemo novero del mio branco, quanto perchè