Pagina:Gobetti - La frusta teatrale,Corbaccio, 1923.djvu/16

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serbarci non inutili sorprese. Dovremo dunque rassegnarci a sconsacrare con occhi troppo curiosi i più facili e fortunati miti, dovremo con la più contenuta discrezione cercare quali costruzioni si nascondano sotto le varie forme di proclamata naturalezza scenica. Infatti questa inconcussa opinione della naturalezza sarebbe appunto la prima maschera degli attori, creata, se si vuol dire con equità, non tanto dalla finzione, quanto dal bisogno di aver un riparo alla timidezza. Non dimenticheremo che l’attore è, psicologicamente, una specie di gigante fallito, di poeta caduto; e ci spiegheremo così agevolmente come egli rifugga per natura dalle responsabilità integrali e non voglia misurare tutta la sua individualità, senza lasciare dietro di sè certe prudenti riserve mentali.