Pagina:Gobetti - La frusta teatrale,Corbaccio, 1923.djvu/7

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I


Ipotesi e confini di un’apologia


Ho inteso scrivere la conclusione di un’esperienza, con maturità almeno approssimativa, ossia, se l’esperienza sta nel superare certi ostacoli e nel raggiungere la meta attraverso sentieri che potrebbero anche confondersi nel più fitto del bosco, la cronaca di una salvazione.

Il mestiere si confonde per alcuno coi suoi pericoli. La critica drammatica esercitata attraverso le gazzette si consola nella consuetudine di un rito di parassiti. Nè basta l’ironia per esentarti: ti toccherebbe talvolta far prova di virtù magiche da giocoliere.

Prender figura di critico e di ragionatore ti giova se la intendi come una beffa e ti riesce, per una demiurgica riserva, di sorridere quando hai suscitata la commozione: Insomma parlando di attori non bisognerebbe essere alieni dal ricorrere alle loro contraffazioni. Nè so come potrebbe altrimenti riuscire tollerabile la figura del filosofo o dello storico d’idee che dà maliziosi consigli all’attrice: curioso contrasto di forti elementi comici nel quale chi scrive si mostrò per qualche tempo, quasi compiacendosi dell’equivoco e dello scherzo.