Pagina:Gobetti - La frusta teatrale,Corbaccio, 1923.djvu/74

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-lare ferma e rigida; abolisce senza rimpianto la scena grottesca del bacio paterno, perchè le sue astuzie mirano ad altri effetti. Si può seguire senza delusioni l’ultima scena del quinto atto:

Margherita rilegge la lettera in cui Georges Duval le annuncia di avere tutto svelato al figlio. Alda Borelli trae la lettera di sotto al guanciale con un fremito contenuto come un’ansia d’amore. La bacia, mentre la ritrova, soia tra le cose che la circondano e sono fuori di lei, che la possa commuovere. Lo sviluppo sentimentale è delicatissimo. Quella lettera le dà la garanzia oggettiva, esterna, della realtà dell’ardore da cui è intimamente compresa. Ma, dopo il bacio, un solo sguardo che ella vi getta su è bastevole. Non la banale «lettura» che si ritrova in Dumas. Quella lettera è reale, è il segno esterno di qualcosa che si spera e che accadrà; Margherita ne gioisce ritrovandola, perchè vi sente la consacrazione dell’interna commozione. Non legge; abbandonata ai suoi pensieri, che, tolto ogni dubbio, non sono più fantasticheria, ella si dice quella lettera che ha ormai tutta la sua passione: delicatamente, precisamente, sicura. «.Sono stato costretto a farvi del male e voglio ripararlo». Qui la gioia occupa il cuore: Margherita si ferma: forse non è tutto qui? e che altro si vorrebbe? Segue la lettera; «Abbiate cura della vostra salute...» Queste parole ella non le può ricordare. Non hanno più senso accanto alle altre. E l’attrice ha bisogno di leggerle, di fissarle; il suo spirito non se ne può convincere tanto da farle pensiero proprio, passione propria. La parola banale di conforto per la sua salute le viene di fuori, misteriosamente, e accresce la tragica coscienza chiusa del suo destino.