Pagina:Goethe - Werther, 1873, trad. Ceroni.djvu/117

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

werther. 111

capire ch’io m’era mostrato troppo galante con Federica.

Ora, a me nulla rincresce tanto come il veder gli uomini torturarsi l’un l’altro inutilmente, e la gioventù, nel fior della vita, quando il cuore è più aperto al senso della gioia, amareggiarsi que’ pochi giorni per un nonnulla, per ripentirsene poi, allorchè tanta dovizia è irreparabilmente perduta. Questo pensiero mi cruciava tanto che, tornati sulla sera a casa del parroco, mentre sedevano tutti intorno al latte, e il discorso cadde sui dolori e sulle contentezze della vita, afferrai subito il destro per suonare a distesa contro il brutto vizio del malumore. «Noi ci quereliamo sovente — diss’io — che i bei giorni son così radi nella nostra esistenza, laddove i tristi, all’incontro, ab-