Pagina:Goethe - Werther, 1873, trad. Ceroni.djvu/96

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cero allora dei capannelli tra i più intimi della brigata: il temporale era passato, ed io tenni dietro a Carlotta che si restituì nella sala. Nell’avviarci, «le ceffate — mi disse — hanno fatto dimenticare alla compagnia e lampi e tuoni e mal tempo.» — Non seppi che replicare. — «Io era una delle più sbigottite — proseguì ella; — ma nell’ostentare coraggio, per infonderne agli altri, ho finito per cacciar via la paura.»

Ci affacciammo alla finestra. Tuonava ancora debolmente, in lontananza, e intanto una magnifica pioggia si precipitava, scrosciando, sulla campagna, e impregnava l’aria infocata de’ più freschi profumi, i quali salivano deliziosissimi infino a noi. Ella appoggiavasi sul suo gomito: la sua pupilla nuotava