Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/125

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Tadini di Crema per implorare la protezione di quest’autorevole ed illustre Cavaliere in favore dello zio carcerato. Finì dicendo che il suo parente l’avea colà abbandonata, che non X avea più veduto e che era disperatissima. Io l’ascoltava con attenzione; r amico mio mangiava e rideva. Compresi anch’io ch’ella non diceva la verità; ma una compatriotta, bella, giovane ed afflitta meritava di essere assistita, e non di essere mortificata. Mi esibii di servirla, le offersi di parlar per lei al Conte Tadini: mi ringraziò colla maggior tenerezza, ma mi fece comprendere che una giovane, com ella era, non poteva restar lungo tempo in un’osteria di campagna. Trovai ch’ella avea gran ragione; dissi che le avrei procurato un alloggio in Milano, s’ella si degnava ricevedo; lo accettò gentilmente; ci congedammo da lei e ce ne ritornammo in Città. L’amico ebbe buon dirmi ch’io badassi bene pria di impegnarmi; mi premeva troppo l’onor della patria per abbandonare una bella compatriotta. La mattina dopo cercai un alloggio, e lo trovai sulla Piazza del Castello in casa di una Vedova onesta, che non ebbe difficoltà di ricevere una forestiera per la buona opinione, ch’ella aveva di me. Andai subito con una canozza a prendere la Veneziana, pagai l’oste per lei, la condussi al suo nuovo albergo, e andando sera e mattina a vederla per il corso di quindici giorni incirca, la trovai si saggia ed onesta, che a poco a poco cominciava ad accendermi. Cercai in questo tempo di vedere il Conte Tadini, ma egli era alla Campagna, ed io aspettava il di lui ritomo. Feci scrivere intanto con altro mezzo per la liberazione dello Zio carcerato, e feci cercar per tutto Milano il parente che l’avea abbandonata, e che mi pareva le stesse a cuore più dello Zio medesimo, ma non fu possibile di rinvenirlo.

Dormiva in questo mentre il mio Bellisario, e i Comici, che più non mi vedevano comparire al teatro, erano inquieti. Venne il Casali a vedermi; gli dissi qualche cosa della mia avventura; voleva anch’egli cercare d’aprirmi gli occhi, ma io non ascoltava ragioni.

Una mattina entra prima del solito il Servitore nella mia camera, e narrami una novità strepitosa: ecco il secondo accidente, che ho accennato qui sopra. Quindici mila Savojardi, parte a piedi, parte