Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/27

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tale dell’animo, anzichè dall’arte stabilita e provetta; quindi è, che fra le opere di qualunque Scrittore sovente le prime sono migliori dell’ultime e talvolta l’ultime delle prime, e spesso avvi quella vicenda fra esse di buone e di cattive, che è l’effetto della disposizione sopraccennata.

Io forse più di tutti sarò caduto in disuguaglianza di condotta, di pensiero, di stile, a causa delle tante cose in pochi anni prodotte e della fretta con cui parecchie volte ho dovuto scrivere, e per la poca voglia che bene spesso ne avea. Presentemente le mie correzioni daranno alle Opere mie un poco più di uguaglianza, rendendole a miglior coltura di stile, di lingua e di buone frasi, ma ciò non ostante saprà dire il Lettore accorto: Questa fu scritta dall’Autore, di genio: quest’altra l’ha composta di mal umore. A ciò non vi è rimedio che giovi. Quando la pianta non è felice, la macchina non può mai raddrizzarsi perfettamente. Io per altro con quella ingenuità che non ho mai saputo alterare, ho confessato in pubblico la buona e la trista sorte, ch’hanno sortito le Opere mie sul Teatro, e seguirò sempre collo stesso sistema.

Mi valerò pertanto nelle Commedie altre volte stampate delle prefazioni medesime, riguardo all’interesse o all’avventure di esse, togliendo via soltanto ciò che riguardava la sola circostanza del tempo, in cui le ho scritte la prima volta, e qualche cosa aggiungendo, che abbia maggior rapporto alle congiunture presenti. Fra le Dediche parimenti di questa nuova edizione vi saranno le medesime, da cui onorate furono le Commedie mie anteriormente stampate, ed essendo mancato di vita alcuno de’ miei Mecenati, non lascierò di venerare la di lui memoria, imprimendo le stesse lettere in questi fogli.

Ecco dunque alla luce del Mondo il primo Tomo della nuova edizione delle mie Commedie, ed eccolo a fronte di altre dieci Edizioni, che lo hanno fin or prevenuto, ed hanno, posso dir senza ostentazione, empito il Mondo delle Opere mie, onde la maggior guerra ch’io soffro, è quella che mi vien fatta da me medesimo. Cinque edizioni del Bettinelli, una del Pitteri in Venezia, la mia di Firenze, quantunque spacciata prima ancora di terminarla; le


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