Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/299

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L'AUTORE

A CHI LEGGE.

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DELLA Commedia presente, poco più, poco meno, posso dir quel che ho detto della precedente. Fu ella fatta quasi nel tempo istesso, cioè un anno dopo, e, come quella, parte scritta e parte non scritta. Vero è per altro che ora, nello scriverla interamente e nell'esaminarla per l’oggetto di darla al torchio, da molte coserelle un po’ troppo libere ho dovuto purgarla. Conosco anche da me medesimo quant’era scorretto il nostro Teatro, passando allora per bizzarrie del poeta, o del comico recitante, cose che nei presenti giorni offenderebbono le orecchie, rese assai delicate sul punto dell’onestà. Benedetti sieno i salutevoli provvedimenti de’ Magistrati supremi, che hanno comandata delle Commedie la purgazione, e diasi lode all’accuratezza di quelli che alla revisione son destinati. Pur troppo si trovano tra gli spettatori dei discoli, che amarebbono tuttavia sentir sul Teatro la scurrilità, l’immodestia, e chiamerebbono stucchevoli, insipide le commedie oneste, se avessero i poeti la libertà di solleticare il basso genio di questi tali; onde le venerabili prescrizioni di chi comanda mettono i poeti al coperto contro le sciocche brame degli scorretti, cari ci rendono alle persone bennate, e quietano perfettamente la nostra coscienza, in un mestiere che fu per lungo tempo pericoloso. Fin tanto che alle Commedie andavano le persone per ridere all’impazzata, senza badare all’intreccio, ai caratteri, alla sentenza, poco mala impressione poteano fare negli animi le scioccherie, talvolta ancora immodeste, che si lasciavano i Commedianti cader di bocca; ma in oggi che la Commedia è divenuta qualche cosa di più serioso, e che molti vanno per ascoltar veramente, conviene ben pensare le massime, i concetti, le barzellette. Queste leggi le ho avute in mente fin da principio, ma a poco a poco le posi in pratica, a misura che il buon gusto del pubblico si andava perfezionando. Questa Commedia, come io dicea, fatta nei giorni del