Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/305

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IL PRODIGO 251


Beatrice. Io non dico ne sì, ne no.

Celio. Basta, sia come esser si voglia, il mio non lo voglio gettare sì malamente. Nelle occorrenze son pronto a far del bene a tutti, ma coi miei danari non voglio fomentare i vizi di un prodigo sconsigliato. (parte)

SCENA II.

Beatrice e Trappola.

Beatrice. Non ha torto mio marito.

Trappola. Lo dico ancor io.

Beatrice. È tempo che mio fratello pensi a mutar sistema.

Trappola. Il signor Momolo è ancora giovine.

Beatrice. Queste pratiche ch’egli ha, lo rovinano.

Trappola. Glielo dico ancor io.

Beatrice. Vedete un poco voi, che avete giudizio, di metterlo al punto.

Trappola. Oh, se badasse a me! gli faccio delle lezioni da Seneca.

Beatrice. Non è possibile ch’io lo veda?

Trappola. Per ora no. E andato a letto a giorno. Non leverà che tardissimo.

Beatrice. Bene, dunque ritornerò. Ditegli in nome mio ancora, che Io prego ad aver giudizio, di prender cura della sua riputazione. Io l’amo teneramente, ma son moglie alla fine, e sarò forzata ad abbandonarlo. (parte)

SCENA III.

Trappola, poi Momolo.

Trappola. Affè, si mettono in buone mani; io non son nato per fare il precettore. Faccio il fattore, e lo faccio come m’è stato insegnato da qualcun altro; penso prima per me, e poi per lui.

Momolo. Oh, giusto vu ve cercava.

Trappola. Bravo. Si è alzato più presto che non credeva.

Momolo. Co se gh’ha delle cosse che preme, se se leva a bon’ora.