Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/381

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IL PRODIGO 327


Leandro. So quel che volete dirmi. Di me non avete mai fatto conto. Lo doveva comprendere; merito ancora peggio, e colle donne saprò regolarmi meglio per l’avvenire. (parte)

Momolo. Bon viazo; a revederse co se vederemo.

SCENA ULTIMA.

Truffaldino e detti, poi Villani e Villane.


Truffaldino. Siori, xe qua la nobiltà campagnola, venuda per la festa da ballo.

Momolo. No vôi balli, no vôi feste.

Beatrice. Via, per questa sera, in grazia delle nozze e dell’apparecchio già fatto, si può ballare e cenare e divertirci, per scordarsi affatto dei dispiaceri passati; che dite, cognata? (a Clarice)

Clarice. Son contentissima, e ora mi divertirò volentieri.

Momolo. Animo donca, ballemo e devertimose per sta volta; e pò farò tutto quello che piaserà alla mia cara Clarice. (segue il ballo de’ contadini, e con questo)

Fine della Commedia.