Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/403

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SCENA IV.

Truffaldino, poi Smeraldina dalla sua casa.

Truffaldino. Ecco qua. In tutti i mistieri ghe voi fortuna.

Smeraldina. Caro signor Truffaldino, che vuol dire che sono tanti giorni che non ci vediamo?

Truffaldino. Bondi, Smeraldina. L’ è un pezzo che no se ve- demo, perchè in casa del patron gh’ è dei guai, delle disgrazie, e no i me lassa un’ora de libertà.

Smeraldina. Eh, bricconcello, lo so perchè ti vai scordando di me. Avrai qualche novella pratica, che ti svierà dalla tua

Smeraldina.

Truffaldino. No, da putto onorato.

Smeraldina. Zitto, non bestemmiare. Dimmi un poco, che interessi hai a quella locanda >

Truffaldino. Te dirò la verità. Ho porta una lettera del patron vecchio a una forestiera.

Smeraldina. Sì, si, la conosco. So che quel pazzo di Pantalone spende a rotta di collo con quella cara signora Clarice, e ga- reggia con tanri altri, che sono pazzi al pari di lui, a coltivare una donna di quel carattere. Ma è possibile che ad onta delle sue disgrazie, che oramai sono pubbliche per tutta Venezia, voglia il tuo padrone continuare a spendere e a rovinarsi del tutto?

Truffaldino. No gh’ è pericolo che el se rovina de più, perchè r è rovina (in all’osso. Anzi, per dirtela in confidenza, perchè) so che ti è una donna de garbo, che no parla con nissun...

Smeraldina. Oh, non vi è pericolo.

Truffaldino. Sior Pantalon, oltre quel che r ha dona a sta siora Clarice, el gh’ ha impresta trenta zecchini, e adesso che 1’ è in bisogno, el la prega de volergheli restituir.

Smeraldina. Oh, è diffìcile che li restituisca.

Truffaldino. Perchè?

Smeraldina. I déinari che si prestano a certe signore, colle quali passano degli amoretti, bisogna far conto di averli donati.