Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/405

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LA BANCAROTTA 351


Dottore. Se il signor Truffaldino vuol andare in casa con Smeraldina, quando non vi è il padrone, può servirsi ora che il padrone è fuori di casa.

Smeraldina. (Povera me!) (da sè)

Truffaldino. Quando ela me fa la grazia de contentarse, me prevalerò delle so finezze. (al Dottore)

Smeraldina. Con sua licenza. (fa una riverenza al Dottore, ed entra in casa)

SCENA VI.
Il Dottore, Truffaldino, poi il Servitore di Clarice.

Truffaldino. Donca, se la permette.... (al Dottore, incamminandosi verso la di lui casa)

Dottore. Aspetti, signor Truffaldino, che se il padrone è fuori di casa, vi è un altro che gli può dare più soggezione di lui. (con ironia)

Truffaldino. E chi elo, se la domanda è lecita?

Dottore. È un certo signore, che si chiama bastone, dietro la porta pronto a ricamargli le spalle.

Truffaldino. Quando l’è cussì, per no dar incomodo a sto signor, volterò el bordo e anderò via per un’altra strada. (si scosta, e va dall’altra parte)

Dottore. Lodo la sua bella prudenza e la consiglio non venir molto per questa parte, perchè il signor bastone qualche volta ha la bontà di venir fuori di casa ed esercitar la sua cortesia anche in mezzo la strada.

Truffaldino. Oh, l’è troppo cortese! La ghe diga che noil se incomoda, che più tosto...

Servitore. Amico. (a Truffaldino, uscendo dalla locanda)

Truffaldino. Cossa gh’è?

Servitore. La mia padrona ha letto la lettera e presto presto ha fatto la risposta, e giacchè a sorte ancora vi trovo qui, mi farete il piacere di portarla al vostro padrone. (dà la lettera a Truffaldino)