Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/461

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SCENA IX.

Pantalone e Margone.

Pantalone. A monte la festa. Feme un servizio, licenziè i sonadori, licenziè tutti. Fé serrar la porta del casin e pò vegrà qua, che descorreremo.

Marcone. Si può sapere il perchè?

Pantalone. Ve conterò tutto. Fé prima quel che v’ ho dito.

Marcone. I suonatori sono pagati?

Pantalone. No i xe pagai, ma i pagherò.

Marcone. Non anderanno via senza esser pagati.

Pantalone. Feme el servizio, pagheli vu.

Marcone. Io non ho danari.

Pantalone. Fé una cossa, vu come vu, mostrando che mi no sappia gnente. Diseghe che me xe vegnìi mal, che sta sera no se balla altro, e se i voi esser pagai, tolè le candele delle lumiere, e pagheli con della cera.

Marcone. Questa è una cosa che non va bene.

Pantalone. Mo via, no fé che me despiera (’) più de quello che son.

Marcone. Compatitemi, non lo farò mai. E poi cosa dirà quella giovane bolognese?

Pantalone. Se ghe dire andemo a casa, la dirà gnor sì.

Marcone. E la vostra riputazione?

Pantalone. Poveretto mi! La xe andada.

Marcone. Il vostro credito?

Pantalone. No gh’ è più remedio.

Marcone. Sentite. Arrivano delle persone.

Pantalone. Che no i me veda, che no i me trova. Vago via, scampo via. Tolè le cere, tolè la cena, ve lasso tutto. No voggio altro, son desperà. (parte) (I) Più volgare di despera.