Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/495

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Arlecchino. Senza tanti strepiti. Tofi la vostra scuffia, che mi son bello anca senza de quella. (3/ leva la cuffia, e la pone sopra un tavolino, o sopra una sedia)

Rosaura. Eccomi, signora padrona. Mi perdoni se prima non sono venuta, poiché quell’anticaglia tediosa del suo signor suocero mi ha trattenuta sinora. (Arlecchino fa scherzi a Rosaura, che gli corrisponde (I)

Beatrice. Va via di qua impertinente, (ad Arlecchino che fa lazzi)

Rosaura. (Vanne, caro, e poi torna quando sarò sola, che ti ho) da parlare), (piano ad Arlecchino che parte) (Anche costui può) giovarmi). (da sé)

Beatrice. Colui è insoffribile (2).

Rosaura. Eppure qualche volta è grazioso. A me piacciono gli uomini disinvolti.

Beatrice. Ancor io amo le persone spiritose, ma colui è uno sciocco.

Rosaura. Credetemi, signora padrona, che per noi altre donne ac- comodano molto meglio codesti sempliciotti che gli uomini accorti, e per diverse ragioni. Coi semplici possiamo fare a nostro modo, anzi possiamo fare ch’essi facciano a modo nostro. Non ardiscono di rimproverarci le nostre gale, le nostre mode. Se si grida, sono sempre i primi a tacere; hanno soggezione e timore di noi, e quello che più importa, si può facilmente dar loro ad intendere lucciole per lanterne; ma cogli accorti bisogna stare avvertite, ne si può loro far credere che un viglietto amoroso sia la lista della lavandciia.

Beatrice. Tu Y intendi assai bene, ed io sono contentissima che la sorte m’abbia provveduta d’un marito della più fina semplicità.

Rosaura. Approfittatevene, e fate valere la superiorità del vostro spirito.

Beatrice. Dammi quella cuffia.

Rosaura. E volete ricever visite con quella cuffia?

Beatrice. Se Arlecchino non 1’ ha sciupata, e perchè no? (I) Segue nelle edd. Betdn. e Paper.: ♦■ Beatr. Non crepa mai questo vecchio! Ros. Eh, penseremo la maniera per farlo crepare ». (2) Bettin. e Paper.: Colui, in quanto a me, e insoffribile.