Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1907, I.djvu/541

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Rosaura. Via, siate tolleranti (’), compatitevi Y un 1’altro; tu, Bri- ghella, che hai più giudizio, soffri la semplicità di costui. Andate a preparare i rinfreschi; indi portate qui in questa sala tutto ciò che ordinowi il padrone.

Brighella. Come vaia col sior Florindo? Possio sperar gnente dal vostro amor? (piano a Rosaura) Rosaura, Puoi sperar molto. Conservami la tua fede. (piano a Brighella)

Brighella. Oh magari! (Bondì, cara).

Rosaura. (Addio, Brighelluccio mio). (Brighella parte)

Arlecchino. T’ ho aspetta tutta sta notte.

Rosaura. Per qual cagione?

Arlecchino. No ti te arecordi più della polvere d’ oro, dei circoli, delle linee, e de quei quattro bocconi in t’una forzinada?

Rosaura. Ah sì, mi risowiene benissimo. La venuta di questi forestieri mi ha impedito venirti a ritrovare: un’altra volta.

Arlecchino. T’aspetto sta sera.

Rosaura. Senz’altro.

Arlecchino. E1 Ciel V ha mandada per la consolazion delle mie budelle. (parte)

SCENA IV.

Rosaura, poi il Dottore.

Rosaura. Conviene che io mi conservi V amor di costoro. Non so che cosa mi possa succedere; ma ecco il padrone, diasi r ultima mano al lavoro. Non lo sposerei per tutto l’oro del mondo; ma devo fìngere per tormento del mio crudele Florindo.

Dottore. Mi parve sentir Brighella ed Arlecchino gridar insieme. Non ho voluto venire, per non alterarmi; che e’ è stato (2)? Di- temelo voi, la mia cara Rosaura.

Rosaura. Eh niente, niente, signore, una piccola contesa (3); ma io r ho accomodata.

(1) Bettin. e Paper.: Via, aoele ragione tutti due. Siale tolleranti ecc. (2) Bettin.: [cos’è slato, ditemelo voi ecc. (3) Bettin. e Paper, aggiungono: « eratìi fra di loro >.