Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/281

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Rodrigo. E sicurissimo.

Eleonora. Com’è questa sentenza?

Rodrigo. Or ora lo saprete. Vi è qui un messo della Curia, venuto a posta per darvene parte. Colombina, fallo passare.

Colombina. Ancora mi pare impossibile. (parte)

Dottore. Vede, signora donna Eleonora, se io son un uomo di garbo? Tutta opera del mio giudizio, della mia buona condotta.

Messo. Servitore umilissimo di V. S. Illustrissima.

Rodrigo. Eccolo il signor Dottore, notificategli la sentenza.

Dottore. Eh, la può notificare alla principale, che è qui presente.

Rodrigo. No, no, la deve notificare a voi.

Messo. D’ordine regio. Il signor Dottor Buonatesta in termine di ventiquattr’ore deve andarsene esiliato da Napoli, in pena, trasgredendo, della carcere e d’altre pene ad arbitrio.

Dottore. Come! A me un simile affronto! Per qual causa? Qual male ho fatto?

Messo. Per aver tradita la signora donna Eleonora, dandole ad intendere delle falsità, a solo motivo di carpirle di mano il denaro, senza compassione delle sue indigenze, e per aver fatto credere mancatori e corrotti li signori Ministri, con pregiudizio del loro decoro.

Dottore. Intendo di voler esser sentito.

Messo. O parta subito di questa casa, o gli sbirri la faranno partire. (parie)

Dottore. Oh me infelice! Qualche mala lingua mi ha rovinato. Rodrigo, lo sono stato la mala lingua, che ha discoperte le vostre iniquità.

Dottore. Povera la mia riputazione! Povera la mia casa! Ma! Questo è il frutto che si ricava dalle falsità e dagl’inganni. Parto pien di rossore e di confusione, e voglia il cielo che questo caso, che questo mio gastigo serva di documento a me ed a’ pari miei: che chi cerca per fas e per nefas di guadagnare, trovasi alla fine scoperto, punito e precipitato. (parte, e Colombina gli va dietro