Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/359

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Doralice. Credetemi, che altro non desidero che farmi voler bene da tutti.

Cavaliere. Si vede in effetto. DoR ALICE. La servitù mi adora.

Cavaliere. Anco Colombina?

Dottore. Colombina è tutta mia. Starà con me, e le ho dato due zecchini.

Cavaliere. Se farete così, sarete adorabile.

Dottore. Mia suocera, che ha avuto ventimila scudi, non mi può vedere.

Cavaliere. Perchè, perchè...

Doralice. Perchè è una donna cattiva.

Cavaliere. Sarà così.

Doralice. E così senz’altro.

Cavaliere. Sì, senz’altro.

SCENA Vili.

Colombina e detti.

Colombina. Illustrissima, vi è l’illustrissimo suo signor padre che vorrebbe dirle una parola.

Doralice. Digli che venga.

Colombina. Non vuol venire; l’aspetta nella camera dell’arcova.

Doralice. Vonà farmi fare qualche figura ridicola con mia suocera.

Cavaliere. Se il padre comanda...

Doralice. Eh! ora ha finito di comandare. Son maritata.

Cavaliere. Sì, ma da lui potete sempre sperare qualche cosa.

Doralice. Oh! per questo lo ascolto. (I) Basta, se vorrà ch’io parli alla contessa Isabella, quando ella sia la prima, lo farò. Cavaliere, quando è partito mio padre, vi aspetto. (parte)

Cavaliere. Che vuol dire. Colombina, così attenta a servire la Contessina?

Colombina. Io sono una ragazza di buon cuore. Po servizio volentieri a chi è generoso con me. (I) Segue nelle edd. Bell., Pap. ecc.: Se non fosse lui, povero fecchio. Basta ecc.