Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/361

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Brighella. Cospetto del diavolo! Cessa me tocca a sentir? Che la sia pò cussi?

Anselmo. Sarei un beli’antiquario, se non conoscessi i caratteri degli antichi.

Brighella. Cara eia, la prego. La me leza almanco el titolo.

Anselmo. Ti ho pur detto tante volte, che non intendo il greco.

Brighella. Ma come conossela el carattere, se no la intende la lingua?

Anselmo. Oh bella! Come uno che conosce le pitture, e non sa dipingere.

Brighella. (Sa el cielo chi gh’ha magna sti diese zecchini. Za che el voi andar in malora, l’è meggio che me profitta mi che un altro). (Ja sé)

Anselmo. Gran bel Hbro, gran bel codice! Pare scritto ora.

Brighella. La diga, sior padron, conossela el signor capitanio Saracca?

Anselmo. Lo conosco, lo conosco. Egli pretende avere una sontuosa galleria, ma non ha niente di buono.

Brighella. Eppur l’ha speso dei denari assai.

Anselmo. Avrà speso in vent’anni più di dieci mila scudi. Ma non ha niente di buono.

Brighella. La sappia che l’ha avudo una desgrazia. L’ha bisogno de quattrini, e el voi vender la galleria.

Anselmo. La vuol vendere? Oh! là vi sarebbe da fare de’ buoni acquisti.

Brighella. Se la voi, adesso xe el tempo.

Anselmo. Le cose migliori le prenderò io.

Brighella. El vuol vender tutto in una volta.

Anselmo. Ma vorrà delle migliaia di zecchini.

Brighella. Manco de quello che la se pensa. Con tre mille scudi se porta via tutta quella gran roba.

Anselmo. Con tre mila scudi? Questo è un negozio da impegnarvi la camicia per farlo. Se l’avessi saputo quattro giorni prima, non avrei consumato il denaro con quegl’impertinenti de’ creditori.