Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/373

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Cavaliere. Padroni miei, con tutto il rispetto.

Doralice. Serva di lor signori.

Anselmo. E voi, signora, non dite niente? (ad Isabella)

Isabella. Divotissima, divotissima (I). (sostenuta)

Anselmo. Sediamo un poco, e quello che abbiamo a fare facciamolo presto. (Brighella non si vede), (da se) Che ora è? Signor Cavaliere, che ora è? (tutti sledono)

Cavaliere. Non lo so davvero. Ho dato il mio orologio ad accomodare.

Doralice. Guarderò io: è mezzogiorno vicino, (guarda sull’orologio)

Anselmo. Avete un beli’orologio. Lasciatemelo un poco vedere.

Doralice. Eccolo.

Isabella. Mi rallegro con lei, signora. (a Doralice)

Dottore. E necessario un orologio, dove ognora si scandagliano i quarti della nobiltà.

Isabella. (L’impertinente I) (da sé)

Anselmo. Mi piace questo cammeo; sarà antico: da chi l’avete avuto?

Doralice. Me l’ha dato mio padre.

Isabella. Oh, oh, oh, suo padre! (ridendo forte)

Pantalone. Siora sì, ghe l’ho dà mi, siora sì (2).

Anselmo. Questo cammeo è bellissimo.

Pantalone. (Orsù, vorla che scomenzemo a parlar? Vorla dir eia?) (piano ad Anselmo)

Anselmo. La chioma di quella sirena non può esser più bella (3). La voglio veder colla lente. (tira fuori una lente, osserua il cammeo, e non bada a chi parla (1) Cosi segue nelle edd. Bett.. Pap. ecc.: « Ans. Sediamo un poco. Non stiamo in piedi, tutti seggono. Isab. Signor Cavaliere, che ora è? Cav. Non lo so davvero. Isab. Non avete l’orologio? Cav. L’ho dato ad accomodare. Isab. Guarderò io. guarda sull’orologio avuto da Giacinto. Pant. (Oe / come gh’ala et relogio che ho dà a mia fia P) da sé. Ans. Avete un beli’orologio. Lasciatemelo un poco vedere, hab. Eccolo. Miratelo pure; e in esso contemplate il teli’onore della nostra casa. Dor. E necessario un orologio, dove ognora si scandagliano i quarti della nobiltà. Ans. Mi piace questo cammeo. Sarà antico, non è aero? ad Isab. Isab. lo non lo so. Domandatelo a chi ha portato quest’orologio in casa. Ans. Ko/ da chi l’avete avuto? Isab. Da Giacinto. Ans. E a te. Giacinto, chi te V ha dato? Ciac. Mia moglie. Dor. E a me l’ha dato mio padre ecc. » (2) Aggiungono le edd. Bett., Pap. ecc.: « Isab. Bravo, bravo (senti come il padre fa bene il mezzano alla figlia), piano a Giacinto ’. (3) Beltin., Paper, ecc.: Guardate la chioma di quella sirena, se può essere più bella.