Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/387

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LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO 375

Cavaliere. Benissimo, vado a ricevere le commissioni dalla signora Doralice.

Dottore. Ed io nello stesso tempo dalla signora Isabella.

Cavaliere. Attendetemi, che ora torno. (entra nell’appartamento di Doralice1)

Isabella. (Esce) Signor Dottore, che discorsi avete avuti col Cavaliere?

Dottore. Tanto egli che io desideriamo di procurare la sua quiete, la sua pace, la sua tranquillità.

Isabella. Fino che colei sta in questa casa, non l’avrò mai. Ditemi, il Cavaliere continua2 a dichiararsi per Doralice?

Dottore. Egli è un galantuomo, che fa per una e per l’altra parte. Mi creda. Si fidi di me, si rimetta in me, e le prometto che ella sarà contenta.

Isabella. Benissimo, io mi rimetto in voi.

Dottore. Quello che farò io, sarà ben fatto?

Isabella. Sarà ben fatto.

Dottore. Lo approverà?

Isabella. L’approverò.

Dottore. Dunque stia quieta, e non pensi altro.

Isabella. Avvertite però di non risolver niente, senza ch’io lo sappia.

Dottore. In questa maniera ella non si rimette in me.

Isabella. Vi lascio la libertà di trattare.

Dottore. Ma non di concludere?

Isabella. Signor no, di concludere no.

Dottore. Dunque tratteremo.

Isabella. Il primo patto, che Doralice vada fuori di questa casa.

Dottore. E la dote?

Isabella. Prima la mia e poi la sua.

Dottore. S’ha da rovinare la casa?

Isabella. Rovinar la casa, ma via Doralice.

  1. In tutte le edd. del Settecento le didascalie della scena presente sono disposte in maniera meno comoda per i lettori, come si può vedere nell’Appendice.
  2. Bett., Pap., Pasq. ecc.: continova.