Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/391

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Colombina. Credono di farmi paura.

Anselmo. (Dall’appartamento di Doralice) Or ora ho scoperto tutto. Te n’accorgerai. (oa da Isabella)

Colombina. Principio ad avere un poco di paura.

Dottore. (Dall’appartamento di Doralice) Non me lo sarei mai creduto: oh che lingua! (oa da Isabella)

Colombina. Sono in cattura davvero.

Cavaliere. (Dall’appartamento di Doralice) Colombina, sei scoperta. Tu sei quella che hai riportato le ciarle da una parte e dall’altra. Ora tutte sono contro di te e vogliono che tu ne paghi la pena. Ti consiglio andartene.

Colombina. Ma dove? povera me! Dove?

Cavaliere. Presto, va nella tua camera e chiuditi dentro. Vedrò io d’aiutarti.

Colombina. Per amor del cielo, non mi abbandonate.

Cavaliere. Presto, che vien gente.

Colombina. Maledetta fortuna! È stato quel zecchino al mese, che m ha acciecata. (parte per la porta di mezzo)

Cavaliere. Ora che si è scoperta la malizia di costei, è più facile r accomodamento.

Giacinto. (Esce dalla porta di mezzo) Cavaliere, che ha Colombina che piange e pare spaventata?

Cavaliere. E stata scoperta essere quella che ha seminato discordie fra suocera e nuora, ed ora fra esse trattasi l’aggiustamento.

Giacinto. Voglia il cielo che segua!

Dottore. (Dall’appartamento d’Isabella) La signora Isabella è persuasa di tutto e se la signora Doralice verrà nella sua camera a riverirla, l’abbraccerà con amore e con tenerezza.

Cavaliere. Vado a dirlo alla signora Doralice. (va da Doralice)

Giacinto. Dunque mia madre è placata?

Dottore. Placatissima; tutto è accomodato.

Giacinto. Sia ringraziato il cielo!

Cavaliere. (Dall’appartamento di Doralice) La signora Doralice è prontissima a ricevere l’abbraccio della signora Isabella. Ma che venga ella nella sua camera.