Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/393

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LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO 381

Pantalone. Vegnì qua, fermeve.

Dottore. Viene o non viene?

Doralice. (Sulla porta; la contessa Isabella dal suo appartamento) Signor no, non vengo. Dite alla vecchia, che se vuol, venga lei.

Isabella. Sfacciatella, a me vecchia?

Doralice. Signora giovinetta, la riverisco. (parte)

Isabella. O via lei, o via io. (parte)

Pantalone. Oh poveretto mi! Coss’è sta cossa?

Cavaliere. La signora Doralice ha ragione.

Dottore. Avete sentito vostra figlia? (a Pantalone)

Pantalone. Oh che donne! Oh che donne!

Anselmo. (Dall’appartamento d’Isabella) Le mie medaglie, le mie medaglie. Mai più non m’intrico con queste pazze. Dite quel che volete, voglio spendere il mio tempo nelle mie medaglie. (parte per la porta di mezzo)

Pantalone. Oh che matti! Oh che casa da matti!

Giacinto. (Dalla camera d’Isabella) Signor suocero, son disperato.

Pantalone. Coss’è sta?

Giacinto. Avete sentito? Mia moglie ha detto vecchia a mia madre; mia madre ha detto sfacciatella a mia moglie. Vi è il diavolo in questa casa, vi è il diavolo, (parte per la porta di mezzo)

Pantalone. Se ghe xe el diavolo, che el ghe staga. No so cossa farghe, gh’ho tanto de testa. No so in che mondo che sia.

Cavaliere. Anderò io a placare la signora Doralice.

Dottore. E io anderò a calmare la signora Isabella.

Pantalone. E mi credo che vualtri siè quelli che le fazza deventar sempre pezo.

Cavaliere. Io sono un cavaliere onorato.

Dottore. Io non sono un ragazzo.

Cavaliere. Saprà la signora Doralice il torto che voi mi fate. (va da Doralice)

Dottore. Voglio dire alla signora Contessa in qual concetto mi tiene il signor Pantalone. (va da Isabella)

Pantalone. Oh che bestie 1! Ma stimo quel vecchio matto. Se

  1. Bett., Pap. ecc.: Oh che mazzai?