Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/396

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Pantalone. Qua ghe voi resoluzion. Vorla che mi ghe fazza da fattor, da spendidor, da mistro de casa, senza vadagnar un soldo, e solamente per l’amor che porto a mia fia, a mio zenero e a tutta sta casa?

Giacinto. Lo volesse il cielo!

Anselmo. Non mi levate le mie medaglie, e per il resto vi do amplissima facoltà di far tutto.

Pantalone. Do righe de scrittura, che me fazza arbitro del manizo e dell’economia della casa, e m’impegno che in pochi anni la se vederà qualche centener de zecchini; e criori ghe ne sarà pochi.

Anselmo. Fate la carta, ed io la sottoscriverò.

Pantalone. La carta non ho aspetta adesso a farla; xe un pezzo che vedo el bisogno che ghe ne giera. Gh’ho da zontar (!) do o tre capitoletti, e credo che l’anderà ben. Andemola a lezer in tei so mezza.

Anselmo. Non vi è bisogno di leggerla. La sottoscrivo senz’altro.

Pantalone. Sior no. Voi che la la senta, e che la la sottoscriva alla presenza de testimoni, e cussi anca el sior zenero.

Giacinto. Lo farò con tutto il cuore.

Anselmo. Andiamo; ma ci siamo intesi: il primo patto, che non mi tocchiate le mie medaglie. (parte)

Pantalone. Poverazzo! Anche questa xe una malattia: chi voi varirlo, non bisogna farlo violentemente, ma un pochetto alla volta.

Giacinto. Caro signor suocero, vi raccomando la quiete della nostra fcuniglia. Mio padre non è atto per questa briga; fate voi da capo di casa, e son certo che, se il capo avrà giudizio, tutte le cose anderanno bene. (parte)

Pantalone. Questa xe la verità. El capo de casa xe quello che fa bona e cattiva la fameggia. Voi veder se me riesse de far sto ben, de drezzar sta barca, e za che co sta donne no se poi sperar gnente colle bone, voi provarme colle cattive (2). (parte (I) Aggiungere. (2) L.e edd. Belt., Pap. ecc. aggiungono: Per el più le donne le xe cuuì, per farle Irollar, bisogna ponzerle.