Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/587

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Arlecchino. Una cossa de gran premura. Bisogna che lo trova, per raccontarghe tutto quel ch’ è successo tra siora Rosaura, sior Florindo e el patron vecchio.

Fiammetta. Oh sì, che faresti una bella cosa! 11 signor Ottavio non lo sa, e tu glielo vorresti far sapere?

Arlecchino. Siguro che bisogna che ghe lo fazza saver. Tutta stanotte non ho mai dormido, pensando che ho fat mal a no ghel dir ieri sera.

Fiammetta. Per qual ragione?

Arlecchino. Perchè el m’ha dito che ghe conta tutto.

Fiammetta. Ma questo non glielo hai da dire.

Arlecchino. Cara muier in erba, compatissime, ma bisogna che ghel diga. Son un omo de parola; quando prometto, mantegno.

Fiammetta. In queste cose non si mantiene la parola. Non vedi qual disordine nascerebbe, s’egli lo risapesse?

Arlecchino. Nassa quel che sa nasser, el l’ha da saver.

Fiammetta. Si irriterà contro il signor Florindo, e forse forse lo sfiderà alla spada.

Arlecchino. So danno (i).

Fiammetta. Prenderà collera colla signora Rosaura.

Arlecchino. So danno.

Fiammetta. Farà disperare suo padre.

Arlecchino. So danno.

Fiammetta. E vuoi che lo sappia?

Arlecchino. El l’ha da saver.

Fiammetta. Bene; giacché vedo che sei un mulo ostinato, va al tuo diavolo, che non voglio più vederti, ne sentirti parlare.

Arlecchino. Come! Ti me descazzi?

Fiammetta. Un uomo indiscreto della tua sorta non merita l’amor mio.

Arlecchino. Son qua, vita mia, farò tutto quel che ti voi ti.

Fiammetta. Non voglio che tu dica nulla al signor Ottavio della povera signora Rosaura, perchè ci va della sua riputazione. (I) Ben., qui e più (Otto: a 30 danno.