Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/607

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Notaro. Stante l’età avanzata del signor Pancrazio, (correggendo) con il presente atto, detti signori Balanzoni ed Ardenti rinunziando ad ogni qualunque benefizio che potessero per detta eredità conseguire; onde alla presenza di me notaro e testimoni infrascritti, il signor Pancrazio Aretusi sborsa e paga liberamente in tante monete d’oro di giusto peso alli signori Balanzoni ed A rdenti ducati diecimila...

Florindo. Dove sono? Pancrazio C). Eccoli qua in tre sacchetti: due di mille zecchini, uno di ottocento diciotto, che fanno per appunto diecimila ducati.

Florindo. Bisogna riscontrarli.

Dottore. Via, via, li riscontreremo a casa. Li ho veduti io stesso sopra una tavola del signor Pancrazio, prima che fossero nei sacchetti. (Finiamola, avanti che si pubblichi il fallimento), (piano a Florindo) Trastullo, prendete quei tre sacchetti.

Trastullo. La servo. (prende i ire sacchetti dalle mani di Arlecchino)

Arlecchino. Cugnà, quando femio sto matrimonio? Trastullo (2). Ne parleremo poi.

Notaro. Andiamo avanti, che oramai è finito. E col medesimo atto la signora Rosaura Balanzoni, stante l’assenso e rinunzia suddetta delli signori Dottor Balanzoni, suo zio, e signor Florindo Ardenti, suo cugino, prenderà per suo legittimo sposo il signor Ottavio Aretusi qui presente ed accettante...

Ottavio. Rosaura, che dite voi?

Rosaura. Voi, che dite?

Ottavio. Son felice, se l’accordate.

Rosaura. Son contenta, se lo eseguite. Pancrazio (3). Oh! via, via, che siete ambedue cotti spolpati.

Notaro. E ciò con assenso e consenso del signor Pancrazio Aretusi... Pancrazio (4). Sì, mi contento; non son decrepito, ma mi contento.

Notaro. Per poi concluder le nozze in tempo opportuno... (1) Belt.: « Pant. Eccoli qua in tre sacchetti: do de mille zecchini, uno de ottocento e disdotto, che fa in ponto diese mille ducati". (2) Bett.: « Brìgh. Parleremo » (3) Belt.: « Pant. yta, baroni, che sé lutti do cotti e biscottai •. (4) Bett.: <- Pant. Sì, me con lento; no son decrepito, ma me conlento ».