Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/91

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IL PADRE DI FAMIGLIA 83


mi fa niente penare, torno da Fiammetta a dirittura. È vero che ella sarà disgustata per l’anello e per gli smanigli; ma questi che sono ancora più belli, e che pesano più, aggiusteranno ogni cosa. Ecco quanto mi è restato delli trecento scudi. Del resto non ho più un soldo. Ma ecco la signora Rosaura.

Rosaura. Caro il mio Florindo, tanto siete stato a venirmi a vedere?

Florindo. Son qui, la mia cara sposa; son qui per voi.

Rosaura. Ma, giusto cielo! quando si concluderanno le nostre nozze?

Florindo. Anche adesso, se voi volete.

Rosaura. Vostro padre sarà egli contento?

Florindo. Nè il vostro, nè il mio si contenteranno mai. Non vi basta l’assenso di mia madre?

Rosaura. Non so che dire. Converrà fare che basti.

Florindo. Se volete venire, io vi condurrò da lei,

Rosaura. Venire io sola con voi solo?

Florindo. Siete mia sposa.

Rosaura. Ancor tale non sono.

Florindo. Se tardiamo sin a domani, dubito non la sarete più.

Rosaura. Oimè! Dite davvero?

Florindo. Se i nostri genitori lo vengono a sapere, è spedita.

Rosaura. Dunque che abbiamo a fare?

Florindo. Spicciarsi questa sera.

Rosaura. Ma come?

Florindo. Venite con me.

Rosaura. Oh! la modestia non lo permette.

Florindo. Restate dunque con la signora Modestia, ed io me ne vado.

Rosaura. Fermate. Oimè! E avrete cuor di lasciarmi?

Florindo. E voi avete cuore di non seguirmi?

Rosaura. Dove?

Florindo. Da mia madre.

Rosaura. Da vostra madre? Dalla mia suocera?

Florindo. Sì.

Rosaura. Eh! Si potrebbe anche fare.