Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/109

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L'AUTORE

A CHI LEGGE.


SE nella lettera precedente ho ragionato dell’umana felicità, ora teco, Lettor carissimo, ragionare dovrei dell’umana miseria. Leggi la Commedia che seguita e la rileverai da te stesso, senza che io te ne faccia parola.

Le femmine puntigliose non solo fabbricano per se stesse dei mali che non vi dovrebbono essere al Mondo, ma vogliono dei pregiudizi loro fare anche agli Uomini sentir il peso. Eredi in ciò funestissime della prima Madre, tutti gli amari pomi voglion dividerli con noi meschini; e prevalendosi del sopravvento, che loro la debolezza nostra concede, ci rendono ministri della loro ambizione. Ogni picciolo moto scompone ed agita la loro macchina delicata; arrendevoli ad ogni urto della passione, conoscono che per se stesse non hanno bastante forza per vendicarsi, ricorrono all’Uomo, l’interessano ne’ loro vani puntigli e gli avvelenano il cuore.

Le nobili non si degnano delle inferiori; le ignobili aspirano all’egualità colle Dame; le ricche disprezzano le miserabili e hanno le altre in aborrimento. Esaminiamo le fonti di tai puntigli, e si vedrà chiaramente ch’esse provengono dallo smoderato amor proprio, dall’invidia e dall’ambizione. Non basta alla Nobile la nobiltà, vuol esser ricca. Non basta alla Ricca la sua ricchezza, vuol esser