Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/135

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LE FEMMINE PUNTIGLIOSE 127

Onofrio. Ehi? (Ad Arlecchino; mette la chicchera vuota e ne prende un’altra piena, col biscottino.)

Arlecchino. Star cavalier de bona fama.

Beatrice. Prendi. (mette giù la sua chicchera)

Arlecchino. Voler quest’altra? (a Beatrice)

Beatrice. Non voglio altro; bevila tu.

Arlecchino. A mi no piasèr; piasèr maccarugna.

Onofrio. Ehi? (Mette giù la chicchera vuota, e prende la terza piena, col biscottino, e beve.)

Arlecchino. Evviva scrocca!

Lelio. (Quel conte Onofrio è veramente sordido). (da sè)

Beatrice. (Mio marito non si contenta mai). (da sè)

SCENA XI 1.
Donna Rosaura e Don Florindo, poi Brighella e detti.

Rosaura. Signora Contessa, mio marito vuol aver l’onore di rassegnarle la sua servitù.

Florindo. Rendo infinite grazie alla signora Contessa per la bontà con cui si degna favorire mia moglie, e la prego ricevere me pure nel numero dei suoi servitori.

Beatrice. Signora donna Rosaura, avete un bel giovinotto per marito.

Florindo. E questo signore chi è? (a Lelio, accennando il conte Onofrio)

Lelio. È il signor conte Onofrio, consorte della contessa Beatrice.

Florindo. Permetta che con lei pure... (ad Onofrio)

Onofrio. Schiavo, schiavo, senza cerimonie. (voltandogli le spalle)

Florindo. (Questo trattamento non mi finisce). (da sè)

Onofrio. Signora Rosaura, avete della cioccolata molto buona.

Rosaura. Ne ho portata un poca per me; se comandate, la spartiremo.

Onofrio. Mi farete piacere, vi sarò obbligato.

  1. Nell’ed. Bett. è sc. XIII.