Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/155

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LE FEMMINE PUNTIGLIOSE 147

Onofrio. (Peggio). (da sè)

Rosaura. È impazzito mio marito?

Arlecchino. No saver altro; mi metter in baula.

Rosaura. Porta via quell’abito, ponilo dov’era.

Arlecchino. Oh, no poder.

Rosaura. Portalo, dico, che è roba mia.

Arlecchino. No certo, mi no lassar.

Rosaura. Se non lo porti, l’avrai a far meco.

Arlecchino. Se no metter baula, aver da far con patrugna.

Rosaura. O portalo dov’era, o con questo bastone te lo farò portar IO. (prende il bastone di mano al Conte)

SCENA IV1.
Florindo con bastone, e detti.

Florindo. O metti quell’abito nel baule, o ti rompo le braccia. (ad Arlecchino)

Arlecchino. (Star fresca, star fresca). (da sè)

Rosaura. Che intenzione avete, signor consorte?

Florindo. Che andiamo immediatamente a casa nostra.

Onofrio. Senza desinare?

Rosaura. Come? Perchè?

Florindo. Or ora verrà il postiglione col carrozzino attaccato2.

Rosaura. L’ho da saper ancor io. Porta via quell’abito. (ad Arlecchino, minacciandolo)

Florindo. Lascia lì quell’abito. (al medesimo, minacciandolo)

Rosaura. E perchè vorreste fare una simile bestialità?

Florindo. Perchè degli affronti ne ho ricevuti abbastanza.

Rosaura. Niente per altro? Porta l’abito nel guardaroba. (ad Arlecchino, come sopra)

Florindo. Metti L’abito nel baule. (al medesimo, come sopra)

  1. Così comincia nell’ed. Bett. la se. II: «Ros. Ho inteso da Brighella una novità curiosa. Che intenzione avete, signor ecc.».
  2. Segue nell’ed. Bett., più brevemente: «Ros. E perche vorreste fare ecc. Fior. Perchè degli ecc. Onof. Amico, queste risoluzioni ecc.».