Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/174

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166 ATTO SECONDO

SCENA XV1.
Sala per il ballo in casa della contessa Beatrice, con lumiere, sedie ed un tavolino in mezzo, con varie candele di cera ed una accesa.
Il conte Onofrio e Servitori che accomodano le candele.
Suonatori per la festa
.

Onofrio. Basta cosi; la sala è bene illuminata. (Queste sei candele le cambierò collo speziale in tanto zucchero). (da sè; parte colle sei candele, poi torna)

Servitore. (M’immagino che all’ultimo si prenderà anche i moccoli). (da sè, con rabbia)

Onofrio. Via, andate in cucina, preparate ogni cosa, che vogliono cenar presto. Vi raccomando quei cotorni. Dite al cuoco che faccia con essi una buona zuppa. (il servo parte) Vorrei che di questi forestieri ne venisse uno alla settimana.

SCENA XVI2.
Brighella con un bacile di confettura3, ed il conte Onofrio.

Brighella. Con buona grazia de vussustrissima.

Onofrio. Venite, galantuomo. Che cosa avete là sotto?

Brighella. La padrona la prega perdonar la confidenza che la se tiol. La gh’ha sto poco de confettura, e la ghe la manda; la se ne servirà stassera alla festa da ballo.

Onofrio. Benissimo, ha fatto benissimo. Lasciate vedere, (prende due o tre manciate di confetti) Andate, consegnate il bacile alla cameriera.

Brighella. (El gh’ha dà la so castradina). (parte)

Onofrio. Questi sono buoni per divertirsi, mentre ballano4.

  1. Nell’ed. Bett. è sc. XX e nella Paper, sc. XVIII.
  2. Nell’ed. Bett. è sc. XXI e nella Paper. XIX.
  3. Bett. e Paper. aggiungono: sotto il tabarro.
  4. Segue nell’ed. Bett. la sc. XXII con le parole «Beatr. Ecco le dame che principiano ecc.» Qui si legge in Appendice.