Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/189

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LE FEMMINE PUNTIGLIOSE 181

Arlecchino. Caro patron. Poveretto, moretto, tanto bastonar. (s’alza)

Florindo. Andiamo, ti farò medicare.

Arlecchino. Maledetto chi ha fatto mi bastonar, possa diavolo portar chi fatto mi bastonar. Chi mi fatto bastonar, possa per boia impiccar. (parte)

Florindo. Tutte queste imprecazioni vengono a me. Tutti gli innocenti oppressi gridano vendetta contro i loro oppressori. (parte)

SCENA IX.
Stanza in casa della contessa Eleonora, con tavolini, lumi e sedie.
La contessa Eleonora, la contessa Clarice, il conte Ottavio.
Cavalieri e Dame a sedere indietro, giocando.


Clarice. Può darsi temerità maggiore di questa? Una mercantessa sedere in mezzo di tante dame?

Eleonora. E di più ballare il primo minuè? Principiar ella il ballo?1

Clarice. È una cosa che fa inorridire. Pare impossibile che si dia un caso di questa sorta.

Ottavio. Circa il ballo, è stato il ballerino che ha mancato al suo dovere.

Clarice. Meriterebbe colui che gli si facessero romper le gambe, acciò non ballasse più.

Eleonora. Io son capace di fargli fare questo servizio.

Ottavio. Gli fareste una bella2 burla.

Eleonora. Pezzo d’asino! Non sa come si tratta! Il primo ballo3 toccava a me.

Clarice. O a voi, o a me. (le Dame che sono indietro, ridono)

Eleonora. Sentite quelle signorine: credo che ridano di noi. (a Clarice)

Clarice. O di voi, o di me.

Ottavio. Eh, che non ridono di alcuna di voi. Or ora si attaccano fra di loro). (da sè)

  1. Bett.: Principiar lei la festa?
  2. Bett.: brutta.
  3. Bett. e Paper.: minuetto.